Anno C / V Domenica di Pasqua – 24 aprile 2016

Il Vangelo

22 - V Domenica di Pasqua (anno C) - 24 aprile 2016Per l’apostolo Giovanni la glorificazione di Gesù non avviene semplicemente al momento del suo ingresso in cielo, ma si realizza anche con la sua passione, morte e risurrezione e infine con la testimonianza dello Spirito nel quale pensiamo, parliamo, agiamo. La risurrezione come la glorificazione si realizzano all’interno dell’esperienza personale concreta di vita e l’uomo conserverà nell’altro mondo la propria natura psicosomatica. Se fosse diversamente, sarebbe privo di senso parlare di risurrezione.

Avere la “gloria” di Dio significa perciò avere in noi un atteggiamento concreto e visibile, il suo amore che si esprime nei vari atteggiamenti nel corso della vita, un’esistenza nella quale è stabile l’esperienza di Dio stesso che determina un cambiamento concreto sulla base di precise convinzioni, un cammino di trasformazione di mente-cuore-volontà.

Il gesto di Gesù che esce dal tempio trova il suo significato  nell’immagine della gloria che abbandona il tempio stesso secondo la profezia di Ezechiele perchè era destinato ad essere la casa della gloria di Dio, del suo amore visibile mentre i dirigenti lo avevano hanno trasformato in un luogo che non ha più rimando alla realtà della “persona: Gesù si presenta così come il nuovo tempio, il santuario in cui abita la vera gloria.

I discepoli apprendono non una dottrina ma un comportamento che manifesta l’amore per se stessi e per gli altri che sono le condizioni per una società nuova. Gesù si presenta come il cammino dell’uomo e la norma che lo regola è il suo stesso modo di agire; Gesù stabilisce la differenza fra le due alleanze: quella del legislatore e quella del Messia, quella di colui che parla dalla terra del proprio Ego, dall’autoreferenzialità degli interessi individuali e quella dello Sposo-Figlio che pronuncia le esigenze di Dio = la sua volontà.

C’è bisogno di un depotenziamento dell’Ego, di una cambiamento del sistema di pensiero autoreferenziale che riflette un grande vuoto di amore, di saggezza e di solidarietà con le altre esistenze.

“L’uomo ha il compito di rivelarsi, manifestarsi, rendersi visibile nella pienezza della sua umanità… identità e specificità umana… di essere visto, riconosciuto, confermato e condiviso… L’unico modo per trovare noi stessi ed essere riconosciuti dal Padre sta nella reciprocità del riconoscimento e nell’amore: “Lo spirito non sta nell’io, ma tra l’io e il tu”… “I nostri occhi non sono fatti per guardare dentro di noi, ma fuori e davanti a noi”… Solo facendo questo l’uomo realizzerà come effetto secondario anche se stesso”.

 

Passi biblici    Gv 13,31-35; Gv 12,23s.; Gv 16,14; Lc 17.20-21; Gv 13,34; Gv 16,10; Gv 1,4; Gv 3,35; Gv 13,3;  Rm 3,20; Rm 3,24; Ez 8,4; Ez 10,4.18; Gv 2,16; Gv 8,20; Gv 2,13-25; Gv 8,59; Gv 1,14; Gv 14,9; Gv 7, 3 s;  Gv 10,38; Gv 10,30; Gv 14,6;  Lv 19,18.

 

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