Anno B / II Domenica di Pasqua- 12 aprile 2015

Il Vangelo

19 -  II Domenica di Pasqua- 12 aprile 2015La risurrezione è un evento, è la vita che entra nelle esperienze di morte, carenti di senso. Possiamo essere “morti” pur vivendo e possiamo “vivere” pur facendo scelte che a livello sociale sembrano rappresentare la nostra morte.

Ognuno di noi si è mai domandato chi è veramente? Quando diciamo che vogliamo essere noi stessi sapremmo dire chi è questo noi stessi? Che ruolo hanno in noi le influenze familiari ed ambientali, in che misura ci condizionano e ci impediscono di essere noi stessi? Soffriamo per doverci conformare ad abitudini, regole e valori che non condividiamo? Quale esigenza prevale in noi: quella dell’adattamento sociale o quella della realizzazione di noi stessi, dell’autenticità, della libertà? Siamo capaci di creare un equilibrio fra l’esigenza di inserirci nella società e quella di vivere in prima persona la vita? in quali situazioni ed esperienze ci sentiamo più autentici, più noi stessi?

Lo Spirito che Gesù dona porta l’uomo alla pienezza dell’espressione della propria umanità, gli permette di essere ciò che è in se stesso. La paura degli apostoli denota invece insicurezza: essi non hanno esperienza di Gesù vivo e le “porte chiuse” rimandano al loro essere impauriti da ciò che accade nella loro vita. Non accade anche a noi? Non ci prende mai la paura di fronte a ciò che sappiamo essere un dono ma viviamo a volte come esperienza di morte interiore?

L’incontro con Gesù trasforma la tristezza degli apostoli in gioia: “i discepoli gioirono al vedere il Signore”. La gioia del brano è un’esperienza paradossale perché dice che la gioia del credente è data insieme alla tristezza, all’oppressione e alla preoccupazione, anzi, proprio qui trova la sua forza; essa ha il suo punto di riferimento al di là della gioia che uno ha, sente o può dimostrare, è la gioia della fede che crede nella presenza della vita all’interno dell’esperienza di ogni carenza di significato.

E’ una gioia che viviamo a “porte chiuse”, perché è capace di liberare dall’oggettività di tutto ciò che nell’esistenza appare incomprensibile, entra “non invitata” nell’esperienza che facciamo sulla nostra carne di tutti quei “fattori che minacciano la gioia di qualunque uomo che si muove tra l’angoscia del vuoto e dell’illusorio – che è l’esperienza degli apostoli nel Cenacolo – e la ricerca di pienezza ed autenticità, tra il non esserci – simboleggiato dal dubbio dell’apostolo Tommaso e dalla implicita richiesta di conferma anticipata da Gesù stesso – e l’esserci, tra il nulla e il tutto”.

Passi biblici    Lc 17, 20.21b; Is 26,20; Es 14,10; Gv 6,16; Gv 1,4-5.9; Mt 4,34; Gv 4,34; 14,20; Gv 16,22; Fil 1,25; Rm 15,3.

 

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