Tag: figli di Dio

Anno B / SS. Trinità – 31 maggio 2015

Il Vangelo L’unità di amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, espressione dell’essere “una sola cosa”, non possiamo comprenderla pienamente perché prendiamo come termine di riferimento le nostre unioni e ci viene da pensare all’esistenza dapprima indipendente…

Anno B / IV Domenica T.O.- 1 febbraio 2015

Il Vangelo Nel brano di questa domenica ci concentriamo su due termini: “autorità” e “posseduto. La vita di Gesù è contrassegnata dall’“exousia” (autorità). Il suo insegnamento è diverso da quello degli scribi perché impartito con autorità. Per Mt l’“exousia” di…

Anno A / XV Domenica T.O. – 13 luglio 2014

Vangelo          Nella prima lettura si dice della Parola di Dio: “non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. Ogni parola e gesto nella vita della Chiesa devono…

Anno A / Ascensione – 1 giugno 2014

Vangelo          Davanti a Gesù è riunita la comunità apostolica simboleggiata dagli undici. Dal testo sappiamo (“dubitarono”) che la poca fede è una caratteristica di quella comunità. Questo però non pregiudica la sua missione, in quanto questa non dipende soltanto dall’azione…

Anno A / I Quaresima – 9 marzo 2014

Il Vangelo         L’uomo vive nella relazione con cose, con persone e con Dio. Questi sono gli ambiti della tentazione. La quaresima è un tempo che ci chiede di iniziare un viaggio verso l’interno, per conoscere la complessità della vita interiore,…

Anno A / Domenica III – 26 gennaio 2014

Il Vangelo         Gesù per iniziare la sua missione ha scelto la Galilea perché  simboleggia il mondo pagano. Il suo annuncio: “Convertitevi perché si è fatto vicino il regno dei cieli”,  evidenzia che la fede nel Vangelo rimane inseparabile dall’annuncio del…

Anno A – Seconda domenica dopo Natale – 5 gennaio 2014

Il Vangelo         Siracide presenta la Sapienza di Dio come una realtà che si inserisce nella storia di un popolo e questo ci dice che la partecipazione alla gloria di Dio non si attua in un percorso spiritualistico, ai margini della…

Anno A / Avvento IV – 22 dicembre 2013

Il Vangelo

5 - Avvento IV - 22 dicembre 2013Giuseppe dovette constatare che Maria, essendo incinta, avesse rotto il fidanzamento, non avendo avuto rapporti con lui  e secondo la Legge doveva abbandonarla. Egli può decidere tra un atto giuridico (può portare Maria davanti a un tribunale) e una forma privata (rilasciarle una lettera privata di ripudio). Matteo dice che Giuseppe era un uomo giusto (zaddik), che viveva profondamente il rapporto con la Parola di Dio, la quale non è una legge imposta dall’esterno,  come spesso lo è per noi. Egli, considerandola come una Parola che Dio pronuncia per lui stesso, impara a comprenderla e a viverla dal di dentro, è una Parola che dona senso alla sua esistenza, che gli fa prendere delle decisioni per vivere nel modo giusto la sua vita.

E’ alla luce di questa Parola che Giuseppe sa interpretare ed applicare la legge in modo giusto  (considerare interiormente).

Se l’uomo non ritrova la relazione con Dio viene a mancare quel “considerare interiormente” le cose, che permette, fuori dai nostri ciechi e devoti spiritualismi che sanno di anaffettività, di anoressia spirituale, nei momenti dell’esistenza in cui ci troviamo a maledire la nostra stessa vita, a disprezzare la parola di Dio, a rifiutare le scelte che consideriamo fallimentari,a non accettare i tempi assurdi e le situazioni paradossali dell’esistenza, comprendendo che il senso di “pienezza di vita” non può nascere da noi stessi, perché nella vita ordinaria spesso viviamo la constatazione dell’apparente fallimento di esso.

Avere questo “senso spirituale” delle cose vuol dire dare ai fatti della vita una lettura soprannaturale e non solo materiale.

 

Passi biblici    Sal 1,2; Mt 23; Lc 1,28; Ger 20,7-11; Mt 1,20; Rm 1,1-3; Ct 2,8-14.

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Anno A / Avvento III -15 dicembre 2013

Il Vangelo
Dalla sua prigione Giovanni Battista ha sentito parlare delle opere del Cristo e si domanda che senso dare ad eavvento3sse, dato che Gesù doveva liberare i prigionieri e consolare gli afflitti, mentre Giovanni stesso è ancora in carcere!
E’ quello che avviene anche nella nostra vita, l’esperienza del dubbi con il quale continuiamo a cercare Dio per tutta la vita e che non è negazione del rapporto con lui come molti facilmente vogliono preferiscono pensare.
Dovremmo avere la presa di coscienza di Giobbe, il quale dice a Dio: “Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto” (Gb 42,5). Solo questo atteggiamento “fa” la Chiesa, la edifica pietra su pietra, dove le “pietre” sono uomini e donne coinvolte nella vita e che portano con sé il dramma di una Parola che per loro sembra contraddire se stessa quando dice che Dio è l’Emmanuele, il Dio con noi e lo fa nello stesso momento in cui queste stesse persone lo sentono distante dalla loro esistenza, si sentono lasciate sole da Dio, dagli uomini e dalla Chiesa stessa.

Passi biblici    Mt 11,2; Mt cc. 6-9; Is 61,1-2; Mt 3,22s; Gen 12,1; Gb 42,5; Mt 11,4-5; Is 35,4-6; 26,19; 29,17-19; 61,1; 2Re 5; Lc 4,27; 1 Re 17,1; Ger 23,18.21-22; Am 3,7; 1 Re 22,19-23; Es 33,11; Nm 12,8; Dt 34,10; Is 6,9-10; Is 1,3; 44,18; 56,10-11; Ger 2,8; 4,22; 5,3-5.21; 8,7; Os 4,2.6; 6,6; 1 Re 18,19; Ez 3,16-21; 33,1-9; 1 Cor 1,1.

La lotta contro i demoni nel monachesimo antico: gli otto spiriti maligni: l’accidia

L’accidia è l’incapacità a vivere nella nostra esistenza il tempo e lo spazio che percepiamo in una dimensione falsa, minacciosa: non corrispondono alla situazione ideale che si va cercando e quindi diventano soffocanti; non si vede nulla di buono e si ha disgusto di tutto ciò che si è fatto.
Questo tempo opprimente che i monaci chiamano “demone del mezzogiorno”, è la situazione esistenziale che viene a crearsi a metà della vita, tempo caratterizzato da un momento di crisi e di ripensamento, nel quale si rimette in questione la situazione di lavoro, affettiva, sociale, poiché si ha l’impressione che la vita così come la si è condotta fino a quel momento non abbia apparente fecondità. Si sogna una vita irraggiungibile, veniamo presi da paure svariate (per esempio, di malattie più immaginarie che reali), diventiamo inefficienti sul lavoro, intolleranti ed incapaci di sopportazione verso “gli altri” (che diventano spesso il bersaglio su cui scaricare frustrazioni ed aggressività), impotenti a governare i pensieri che si affollano nella propria anima e che ci gettano nello scoraggiamento. Si è tentati di annullare sia la propria vita passata (rottura di vincoli o distruzione di una vita sociale) sia, addirittura, di azzerare ogni possibile futuro (suicidio).
Questo stato d’animo porta ad una profonda depressione, in cui cerchiamo disperatamente di fuggire dal proprio vuoto interiore.

L’accompagnamento spirituale
Gesù trascorre del tempo la notte in preghiera. Al mattino guarisce i malati ed il pomeriggio annunzia la buona notizia. La notte è per la solitudine, il mattino per la comunità, il pomeriggio per il ministero.
Per praticare la medesima solitudine vissuta da Gesù, comunione profonda con il Padre il cui cuore e la cui mente è più grande del nostro cuore e della nostra mente, dobbiamo fissare un tempo regolare nel quale giungere a conoscerci come esseri vulnerabili e deboli ma amati da Dio, comprendendo che facciamo parte di una famiglia che non vuol dire presenza di comunità “formali”, in quanto la comunità prima di essere un’organizzazione o un’istituzione, è un modo di vivere e di relazionarsi, non è un luogo o un tempo sentimentale ideale, dove tutti vivono insieme, si amano a vicenda e stanno sempre insieme, dove ci aspettiamo che qualcuno ci doni quel perfetto ed incondizionato amore del quale sentiamo il bisogno da sempre. Questo non accadrà mai! Nella comunità impariamo che cosa significa confessare la nostra debolezza e  perdonarci a vicenda, non ci rinfacciamo quello che gli altri non riescono ad essere per noi.
Una tale comunità sorge dalla solitudine e senza una comunità la comunione con Dio è impossibile. Siamo chiamati insieme alla mensa di Dio, non da soli.

Passi biblici    Dt 28,64-67; Lc 6,12-19; Mt 18,20; Lc 6,16.

Il cammino nella Parola
Gesù fece dell’annuncio del Regno il centro della propria predicazione; il Regno è qui nel suo annuncio e nella sua azione. Inoltre Gesù rivolge l’appello anche a tutti coloro che comunemente erano ritenuti esclusi dalla gioia messianica, come i poveri, i peccatori, gli stranieri. Le “opere potenti” compiute da Gesù vanno collocate in questo preciso contesto La persona di Gesù è un segno che richiede capacità di lettura ed il coraggio di decidersi, mentre l’uomo è cieco di fronte ai segni che Dio decide di offrire e se ne scusa pretendendone altri,  va in cerca di segni propri, progettati in base alla propria immaginazione, per instaurare il proprio regno, sottraendosi così al rischio della fede.
I miracoli che compie Gesù sono perciò una “promessa” del Regno di Dio, indicano la direzione di salvezza in cui il mondo è incamminato: un mondo di uomini finalmente liberati dal peccato, dalla schiavitù e dalla divisione, radunati alla mensa di Dio, senza esclusi. E’ una salvezza che interessa l’uomo in tutte le sue dimensioni, spirituali, fisiche e sociali: i miracoli testimoniano che il Regno porta tutto l’uomo alla completezza.
Il grande miracolo è la risurrezione, ma questa non significa che la Croce è tolta, o che Dio abbia abbandonato il rischio e la debolezza dell’amore per sostituirvi la sicurezza della potenza: significa, al contrario, che la potenza vittoriosa di Dio è nascosta nella debolezza della Croce, la cui accettazione è il passaggio obbligato della speranza.
Il modo migliore di vedere i miracoli evangelici sarebbe di collocarli ai piedi della Croce. Miracoli e Croce dicono insieme l’identità di Gesù. I miracoli dicono che il Crocifisso è un Figlio di Dio. La Croce dice  quale Figlio di Dio.

Passi biblici    Mc 1,15; 2,22; 10,38; Mc 3,22-27; Mc 3,22-24; Mc 1,35-38; Mc 8,10-13; Lc 11,29-30;
Mc 6,5; Mt 11,4-5; Lc 17,21; Lc 4,16-22; 7,22.

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